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copertina sport e comunicazione team

Copertina sport e comunicazione team

Quando parliamo di eccellenza ci si riferisce alla capacità di fare bene e di essere precisi per allontanarsi dalla superficialità e mediocrità, spesso nemici naturali dell’essere umano. Il fatto di essere portati a tendere a fare zero errori risulta importante, così come è importante, qualora si facciano errori, la loro gestione.
Le persone solitamente si occupano del problema e indugiano senza prendere decisioni, ma non si occupano spesso delle soluzioni possibili. Atteggiamenti sbagliati, arrabbiature, disequilibri ci portano più frequentemente alla rabbia e al rancore.

Lo sport aiuta moltissimo, soprattutto nelle fasi infantile ed adolescenziale, ma anche oltre, perché aiuta e formare il carattere.
Nel mio trascorso sportivo (ho fatto atletica leggera con discreti risultati) gli eventi e gli allenamenti mi hanno aiutato a formare una personalità determinata che raramente cede alla rinuncia. Sicuramente la mia tendenza naturale aveva altri parametri comportamentali.

Il mio scritto avrà come scopo fornire una riflessione personale sulle proprie caratteristiche personali e relazionali per promuovere l’eccellenza e saper lavorare in team.
Partendo dall’esperienza che ho maturato come sportivo, ma anche come consulente sulla leadership e sul team in Aeronautica ed in particolare presso le Frecce Tricolori, cercherò di fornire qui una chiave di lettura utile per comprendere e capire che cosa significa interpretare nel modo corretto una situazione e saper ricevere un messaggio.
Questo deve fornire indizi concreti, utili a formare e definire il ritratto di una persona eccellente; questi indizi concreti possono essere riassumibili nei seguenti tre punti:

  • determinazione e miglioramento di sé;
  • eccellenza operativa;
  • miglioramento della comunicazione in uscita ed in entrata, ovvero come comunicare e accettare le critiche.

Ma da dove nasce l’identità di una persona? Come si costruisce un carattere?
Per rispondere a questo quesito bisogna fare riferimento a tre importanti componenti che influenzano e costruiscono la nostra personalità:

  1. l’elemento genetico: questa componente è innata, cioè si forma al momento del concepimento, e quindi è immutabile (per ora); è data dalla combinazione del patrimonio genetico dei genitori;
  2. l’ambiente che influenza la formazione della personalità dell’individuo dalla nascita ai 18 anni. Rientra in questa componente tutto ciò che si è ricevuto dalle esperienze, dagli stimoli esterni, in primis dalla madre e dal padre.
    Le figure genitoriali rivestono un ruolo fondamentale in questa fase della vita, in quanto la madre è portatrice soprattutto del codice affettivo, necessario alla creazione di una persona dotata di amore e umanità; il padre, invece, è portatore del codice di determinazione. C’è da dire che i due elementi non sono così definiti. Si sa di certo che il padre non può trasmettere tutto quello che la madre può dare, non gestendo la gestazione e l’allattamento. Invece, dalle esperienze della psicologia applicata, si sa che la madre può dare quel senso di determinazione utile alla vita, anche in assenza del padre.
    Il patrimonio ricevuto dai genitori fornisce l’umanità, l’interesse per l’altro, la determinazione, la tenacia, la volontà di essere vincente, tipiche del leader, e la capacità di penetrare le cose.
    Importante in questa fase anche la scuola, che deve promuovere lo sviluppo della curiosità e dell’intelligenza, e i media, che circondano i nostri adolescenti, fornendo molto spesso modelli sbagliati.
    Ma la cosa più importante è la frequenza di attività sportive che maturano quella grinta indispensabile come fattore di successo.
    Nello sport si impara a fare sacrifici per ottenere un risultato, si impara a perdere e costruire se stessi dopo una sconfitta; si impara a gestire la comunicazione con gli altri se si lavora in una squadra; si impara a raggiungere obiettivi cercando di migliorarsi costantemente. Direi che lo sport in senso lato costruisce quella parte di carattere, la determinazione, che è uno dei fattori di successo nella vita.
  3. la reazione personale: nella maturità, dai 18 ai 20 anni circa, subentra il desiderio di una reazione personale a tutto ciò che è stato ricevuto fino a quell’istante. In questa fase l’adolescente ha raggiunto la maturità per orientare il patrimonio ricevuto. Risulterà quindi una persona vincente colui che sarà in grado di elaborare al meglio il proprio vissuto, utilizzando la volontà, l’intelligenza emotiva e ponendosi degli obiettivi da raggiungere.
    Le esperienze che viviamo producono le nostre convinzioni e anche il nostro livello di autostima, che producono poi un pensiero, il quale a sua volta produce un comportamento che può essere modificato con la forza di volontà.

Determinazione e zona comfort
Il cervello umano ama la zona comfort, la stabilità, ma tutto ciò non porta ad una crescita personale. Alcuni di noi però cadono nella zona comfort e quando sentono opinioni altrui divergenti dalle proprie idee e convinzioni si trovano di fronte ad una duplice strada, una positiva e l’altra negativa.
La soluzione negativa è ben rappresentata dal cervello di chi non si mostra disposto a comprendere ciò che sta accadendo, ma è pronto solo a rispondere alle proposte altrui, giustificando il proprio Io.
Questa reazione di chiusura e difesa riduce notevolmente l’impatto dell’informazione e crea uno scudo che fa sentire la persona chiusa alle informazioni che provengono dagli altri. Il ribaltamento di questo comportamento improduttivo è, invece, l’ascoltare per comprendere.

Un messaggio, uno stimolo, una critica devono portare sempre ad una riflessione; da una parte avviene una autocritica: la persona eccellente è in grado di fare un’autocritica, in quanto è convinto che tutti possano migliorare e ha la consapevolezza che ognuno di noi ha limiti e talenti.
Dall’altra parte c’è il feedback, ossia la capacità di rispondere ad uno stimolo o una informazione creando un canale comunicativo. L’importante è sfruttare lo stimolo che viene dall’esterno, anche se poi non siamo disposti a cambiare: questa è una decisione che spetta a ciascuno di noi.
Nel caso in cui l’individuo, dopo aver colto le opportunità create dal feedback, decida di cambiare, si trova davanti a due strade:

  • utilizzare la volontà e quindi attuare un cambiamento comportamentale;
  • utilizzare l’intelligenza emotiva, che invece si occupa di gestire le emozioni, mette in bilanciamento ciò che sono io (autostima) e la situazione da affrontare, creando così il cosiddetto equilibrio emotivo.

Infatti, se ci soffermiamo un istante a riflettere, in realtà sono molto poche le situazioni che meritano di creare in noi uno stato di stress.
In conclusione ascoltare per comprendere, attraverso la possibilità di fare un’autocritica o di sfruttare il feedback, offre l’occasione per uscire dalla zona comfort, correre un rischio e raggiungere alte prestazioni.

Cercheremo ora di stilare un percorso attraverso cui si possa migliorare.
Lo farò attraverso dieci punti che rappresentano la sintesi del mio lavoro alle Frecce Tricolori dove eccellenza personale si coniuga con Squadra vincente.

1) Ogni voce conta, ogni persona conta
Nessuno può essere eccellente se non si sente importante nello svolgere il proprio compito. Nessuno può sentirsi capace di fare bene se il pensiero ricorrente è: “Sono l’ultima ruota del carro”.
Il senso di appartenenza e la sensazione di essere una parte importante del gruppo è il motore delle alte prestazioni.
Affinché una squadra sia vincente si ha bisogno di persone che abbiano un buon livello di autostima, qualsiasi sia il ruolo ricoperto. Utile per comprendere a pieno questo concetto risulta la metafora del puzzle: come in un puzzle ogni tassello, anche quello marginale, è necessario per completare il puzzle, anche in un qualsiasi ambiente bisogna ricordare che ogni ruolo è fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo comune. Questo vale anche in famiglia, dove i bambini hanno la necessità di sentirsi importanti; e questa è responsabilità dei genitori.
E’ importante quindi che ciascuno si senta parte integrante del gruppo; allo stesso tempo è rilevante che il gruppo faccia sentire ogni persona importante.
Parlando più nello specifico dell’ambito lavorativo, lo spirito di gruppo e il riconoscimento dell’importanza di tutti i ruoli si dimostrano una componente vincente.

2) Eccellenza
Un altro punto molto importante su cui la persona eccellente deve lavorare è trasmettere a tutti la volontà di raggiungere le alte prestazioni, che consiste nel desiderio di operare nel modo migliore possibile.
Il raggiungimento del livello di eccellenza si può riassumere in questi tre punti:

  1. Tendenza a fare zero errori: questa espressione non significa evitare totalmente qualsiasi errore, bensì deve essere un’esortazione, una motivazione a non essere mediocri o superficiali. E se si fa un errore, parlarne per trovare soluzioni, senza nasconderlo!
  2. Tendenza a dare più del necessario: in altri termini, questa espressione sta ad indicare l’attitudine alla disponibilità, al sacrificio, per una crescita personale e nello stesso tempo di tutta l’azienda.
  3. Ego Zero: equivale a dire che ciascun lavoratore deve avere la consapevolezza che senza la squadra l’operato del singolo individuo non conta nulla. Quest’ultimo aspetto sottolinea l’importanza del team, concepito come l’insieme di tutti i ruoli ricoperti dai suoi membri.
    Ad esempio, se consideriamo il settore commerciale, una vendita importante che viene sbagliata risulta negativa per tutta l’azienda, non solo per il singolo venditore.
    Subentra a tale proposito il ruolo ricoperto dall’immaginario collettivo, per cui le esperienze negative vengono recepite maggiormente dal nostro cervello a livello emotivo.
    Perciò siamo portati a ricordare soprattutto le cose negative, in quanto ci servono per non commettere di nuovo gli stessi errori.
  4. Motivazioni emotive

Si può lavorare solo per soldi?
Probabilmente sì, ma non si lavora per l’eccellenza.
Sono consapevole, lavorando con numerosi sportivi che guadagnano molto, che non si trovano solo nei soldi le motivazioni, fonti della felicità e della soddisfazione.
Certo non si può essere felici quando si hanno problemi economici, ma le motivazioni e le emozioni fanno la differenza.
Per creare un clima favorevole al raggiungimento di una prestazione eccellente da parte del team, può risultare utile ragionare sulle motivazioni per cui si lavora.
Non è un dato scientifico e probabilmente è molto soggettivo, ma l’80% è dato dai motivi economici; l’altro 20% è la somma di numerose motivazioni molto importanti.
Facciamo alcuni esempi di motivazioni emotive. Sono certo che molte persone leggendo queste frasi si riconosceranno e risponderanno alla domanda: “Mi fanno felici questi fatti oltre al denaro che mi spetta?”:

  • sviluppo e realizzazione personale e degli altri
  • aiutare gli altri a crescere
  • valori, etica
  • clima favorevole, rapporti positivi con gli altri
  • rispetto per la persona, per le competenze, per le regole, per la gerarchia, per il genere femminile
  • riconoscimenti personali (lodi), da parte del leader, dei colleghi, dei collaboratori, dei clienti
  • obiettivi specifici conosciuti e realizzati
  • logistica, sono vicino a casa
  • sicurezza
  • ambiente gradevole e salutare
  • strumenti adeguati
  • stabilità economica del lavoro
  • ascolto delle mie opinioni e partecipazione ai processi decisionali
  • autostima e fiducia reciproca
  • sfida, miglioramenti, carriera
  • orario flessibile di lavoro

Nell’ambito delle Frecce Tricolori, i piloti credono molto nei valori (come lo spirito patriottico) e tutto ciò che fanno, lo fanno per passione, pur non avendo come riscontro la popolarità, né il riconoscimento. Volano per amore del volo, operano in un ambiente gradevole, basato sul rispetto reciproco e sulla crescita professionale e personale.
Se non si lavora solo per ottenere ogni mese uno stipendio, allora si lavora per l’eccellenza. Ad esempio, se andiamo in ospedale per sottoporci ad un intervento e vediamo che chi lavora lo fa con mediocrità, avremo il timore di non affidare la nostra vita in buone mani. Allo stesso modo, se ci rivolgiamo ad un professionista come clienti, cerchiamo persone che lavorino in modo eccellente, ovvero che facciano bene le proprie mansioni.

3) Comunicare e dare informazioni
Come abbiamo già avuto modo di dire, la comunicazione, ossia lo scambio di idee, informazioni, opinioni, è uno strumento fondamentale e necessario per il raggiungimento dell’eccellenza. Creare un contesto comunicativo positivo significa collaborare e cooperare, cioè aiutarsi. per accrescere il valore di tutti attraverso lo scambio produttivo di informazioni.
In tale ottica fondamentali sono le riunioni, che devono essere organizzate in modo efficace, stilando un piano di argomenti e problematiche da porre all’ordine del giorno e rappresentano la sede più adatta in cui tutti persone possono esprimere il proprio punto di vista e confrontarsi.

4) Comunicare, dare opinioni (negative o positive)
In un tale contesto di scambio comunicativo le opinioni e le informazioni devono essere veicolate sia dall’alto al basso, sia dal basso all’alto.
Si ritorna quindi al concetto, già espresso, dell’importanza di ogni voce, in quanto ogni ruolo ricoperto dai membri del team è importante, al di là della gerarchia interna all’ambiente di lavoro. Eccellere in questo caso significa essere in grado di ascoltare le opinioni che vengono da tutti. Per questo motivo, se all’interno di un team tutti i membri si scambiano reciprocamente le idee, si può accedere ad un patrimonio di idee e pensieri inestimabile.

5) Ascolto
Sulla base di ciò che abbiamo appena considerato, è facilmente deducibile il ruolo importantissimo dell’ascolto.
Ascoltare vuol dire ricevere un’informazione e trarne occasione per riflettere, mettendo talvolta in discussione il proprio punto di vista.
Calandoci nel contesto aziendale, tutto ciò equivale a dire che è importante ascoltare i pareri altrui. Bisogna quindi avere il coraggio di dire la propria opinione e ascoltare quelle altrui. Per esprimere efficacemente il proprio giudizio è però opportuno trovare il modo più adatto per esporlo, evitando di inibire chi abbiamo di fronte.
Così, ad esempio, chi è permaloso non mostra l’atteggiamento di chi è disposto ad ascoltare: la tendenza a chiudersi al confronto con gli stimoli che provengono dall’esterno produce un effetto inibitorio in chi ci sta di fronte.

Ci sono alcuni atteggiamenti che allontanano dalla vera comunicazione. Questo vale per l’azienda, ma anche per la famiglia. Spesso questi atteggiamenti nascono da paure o da esperienze sbagliate, ma in ogni caso non costruiscono un team vincente o una famiglia “sana”.

  1. il silente: chi preferisce stare in silenzio non è utile al leader, poiché non fornisce i giusti stimoli per migliorare;
  2. lo yesman: questa figura è un grave pericolo per il leader. Tuttavia molto spesso il nostro ego è talmente forte che, quando troviamo qualcuno disposto a darci sempre ragione, tendiamo a crederci, soprattutto quando ci troviamo in una situazione di bisogno.
  3. il polemico: chi è polemico a prescindere non dà opinioni, ma oppone a priori resistenza. La persona che critica in modo costruttivo, al contrario, offre un’inestimabile ricchezza di spunti ed idee.
  4. il sinap. Se il polemico a prescindere ha potere nell’ambiente lavorativo, esso allora diventa Sinap (acronimo per “Soggetto influenza negativa altre persone”).

Il Sinap è colui che veicola idee negative su qualcuno e non lo fa mai direttamente (è quindi un pettegolo);
e il bugiardo: è la figura più negativa. Per capire il motivo della pericolosità di questa figura possiamo fare un paragone con quanto può succedere in ambito famigliare: la figlia chiede ai genitori il consenso per andare a dormire da un’amica, mentre in realtà passa la notte dal fidanzatino. Durante la notte ci sono forti scosse di terremoto e, come prima cosa, i genitori cercano di contattare la figlia e la sua amica; scoprono così che la figlia non è mai andata dall’amica e non sanno dove sia né che cosa fare per trovarla.
Allo stesso modo il leader deve ricevere informazioni vere, reali, che gli consentano di prendere la decisione più giusta in quel momento.

6) Decisione
Probabilmente il leader prenderà la decisione giusta se avrà ascoltato le opinioni di tutti e attivato un processo decisionale che tenga conto delle idee ricevute.
Risultano perciò aspetti importanti il coraggio di dire la propria opinione in modo positivo, la capacità di ascoltare e un livello di autostima tale da rendere la persona consapevole di poter sbagliare. Ecco perché il capo non deve essere permaloso: metterebbe nello stesso insieme elementi che non hanno nulla in comune, ossia il CHE COSA e il CHI.
Verrebbero perciò confusi un comportamento, un fatto, una situazione con la propria persona. Il permaloso può reagire ad una critica in due modi, entrambi negativi e improduttivi: con l’aggressione o con il silenzio rancoroso.
Se ricevo un consiglio, devo chiedere spiegazioni sulla motivazione che ha spinto quella persona a darmi qual consiglio. In questo modo, avendo delle informazioni, ho l’opportunità di crescere e migliorare. Così, anche dal punto di vista decisionale, se abbiamo un atteggiamento accogliente e di apertura verso le opinioni altrui, aumentiamo le informazioni e possiamo prendere la decisione con maggiore consapevolezza.

7) Motivare le decisioni
Se il leader motiva la propria decisione si viene a creare tra le persone uno spontaneo processo di allineamento.
È quindi importante che chi riceve un giudizio conosca le motivazioni che hanno spinto l’altra persona a esprimere tale giudizio.

8) Allineamento
Come abbiamo appena detto, la motivazione di un giudizio o una decisione crea un allineamento da parte delle persone verso ciò che il leader vuole.
Un esempio concreto di tale processo si può avere quando siamo su un aereo e il comandante ci dice di sederci e allacciarci le cinture a causa di una turbolenza.
I passeggeri si allineano ed eseguono immediatamente il comando del pilota.

9) Fiducia
L’allineamento, che diventa poi una regola auto-motivata, è il risultato del rispetto e della fiducia verso il leader (nell’esempio dell’aereo è il risultato della fiducia dei passeggeri nelle competenze del comandante). La fiducia si basa sulla consapevolezza delle competenze del leader: questo non è quindi il caso del raccomandato, che ha ricevuto quel ruolo non grazie alle proprie competenze.
Come fare a dare ed avere la fiducia?
Il leader deve mostrare questo atteggiamento in modo costante nel tempo e stimolare l’allineamento dei suoi collaboratori, i quali lavoreranno per un obiettivo comune.

Ecco riassunte le tre qualità comunicative fondamentali che deve possedere il leader:

  1. il modo di dire le cose senza ferire o inibire l’altra persona;
  2. la credibilità: occorre che il leader sia in grado di guidare con l’esempio.
    Se c’è un’imposizione non c’è il senso di squadra, ma solo una gerarchia;
  3. una giusta tempistica: il leader deve dire le cose in un setting adeguato, isolato; ad esempio il leader non deve rimproverare di fronte ad altri.

Perciò prima di esprimere un nostro giudizio a qualcuno bisognerebbe valutare i seguenti punti:

  • Vantaggio: c’è un reale vantaggio se dico questa cosa? Ad esempio è importante dire ad una persona che è ritardataria o sbadata, in modo che il mio giudizio crei un feedback e possa migliorare. Il business per un leader è essere in equilibrio nel dire un’osservazione.
  • Premessa: prima di esprimere il giudizio devo fare una premessa, per evitare che l’altra persona interpreti male il mio discorso.
  • Permesso: bisogna chiedere il permesso prima di dire una cosa negativa. Ad esempio, se vado in pizzeria e non gradisco la pizza, non è corretto mentire al cameriere; infatti, non dicendo la verità, impedisco al titolare e ai lavoratori di migliorare.
    Devo stabilire le regole del vantaggio, prendendo tempo, soprattutto con le persone sensibili o permalose.

Infine molto importanti sono questi punti:

  • Io: deve partire da me l’osservazione, il punto di vista, per creare un clima di accoglienza;
  • Fatto: quando diamo un giudizio, va giudicato il fatto, non la persona (ad esempio, se ci rivolgiamo a nostro figlio che ha le mani sporche, dobbiamo dirgli che non ci piace vederlo con le mani sporche, non definirlo come persona sudicia);
  • Domanda: rivolgo una domanda e do il mio giudizio senza offendere;
  • Soluzione condivisa: solo la condivisione di una soluzione porta all’eccellenza.

10) Obiettivo comune
Come abbiamo già specificato, per raggiungere l’eccellenza una squadra deve condividere un obiettivo comune. Soltanto attraverso la condivisione di un obiettivo comune il team può aspirare all’eccellenza. Per questo ogni membro della squadra è fondamentale per la mission.

Ripercorriamo ora in sintesi quali sono le componenti necessarie per creare una squadra vincente:

  • lo sviluppo dell’eccellenza personale; il lavoratore ha bisogno di sapere come l’azienda mi può far agire;
  • l’ascolto delle informazioni a pari livello (a dall’alto al basso o viceversa), in quanto compito del leader è motivare i suoi lavoratori per creare un allineamento alle sue aspettative;
  • il team: sono necessari un clima di fiducia reciproca tra i lavoratori e all’interno dell’azienda, un obiettivo comune che faccia sì che, quando qualcuno sbaglia, il fallimento non riguardi solo il singolo ma l’intero team.