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Vivere il presente condizionati dal passato. E ‘la «gooney bird syndrome»: una patologia che prende il nome da un albatros che vola con la testa rivolta all’indietro … Siete anche voi così ?
La Diomedea immutabilis è un albatros che si incontra negli atolli delle isole del Pacifico. Lo chiamano «Gooney bird» (letteralmente: uccello stupido), per il suo strano modo di posizionare la testa all’indietro quando plana sulla terraferma, come se fosse terrorizzato di guardare avanti. E’ così forte questo suo riflesso che, molto spesso, finisce per precipitare al suolo. Un comportamento talmente singolare, il suo, che gli psicologi statunitensi hanno adottato il soprannome poco scientifico del volatile per indicare l’atteggiamento, molto diffuso, di chi vive ancorato al passato, condizionato da esperienze già vissute e incapace di elaborarle in funzione del futuro.
Una situazione che, se si consolida in maniera nevrotica, si trasforma in una vera e propria patologia: la «sindrome dell’uccello stupido», appunto.

Prigionieri del passato.
Quante volte abbiamo usato questa espressione per enfatizzare esperienze lontane nel tempo, ma che ci impediscono di vivere al meglio, o comunque serenamente, il nostro presente.
Quante volte ci siamo ritrovati intrappolati in «precedenti» che deformano negativamente la percezione del futuro. Ma se, per esempio, rinunciare agli acquisti per corrispondenza, «perché quella volta mi hanno imbrogliato», costituirà un pregiudizio che al massimo ci costerà più tempo in giro per i negozi e forse la perdita di qualche buona occasione, le cose si complicano quando il peso di un’esperienza negativa passata appartiene alla dimensione intima ed emotiva. A chi non è capitato di avere un’amica che si è negata per sempre una vita affettiva dopo una delusione d’amore, convinta ormai che «gli uomini sono tutti uguali»?

“Sono fatto così”.
«E’ un comportamento molto più diffuso di quanto si pensi, spesso mascherato da false giustificazioni come quella fin troppo abusata: “sono fatto così “, spiega la dottoressa Maria Malucelli, docente di psicologia clinica, che ha elaborato il nostro test. «Siamo di fronte a una sindrome che indica la difficoltà di procedere nella vita affettiva, facendo continuamente riferimento ad atteggiamenti e situazioni sedimentate nel nostro vissuto.
Un comportamento che, di fatto, ci impedisce il cambiamento di rotta nella nostra vita. Importante, invece, è realizzare che il passato è immutabile e che, per costruire il futuro, è il presente a giocare un ruolo determinante». Insomma, se da un lato il passato – funzionando come una sorta di anestetico – ci mette al riparo dalla frustrazione di confrontarci con una situazione di cui abbiamo conosciuto un esito negativo. dall’altro, ingigantendolo, lo stesso passato ci impedisce di liberarci del suo peso, rinforzando di conseguenza la nostra debolezza.

Profezie che si autoavverano.
«Uno dei principali problemi dì questi soggetti è che sono tendenzialmente portati a riscrivere un capitolo della propria vita che in realtà è concluso», sottolinea il dottor Leonardo Milani, docente dell’Istituto dì Psicologia del benessere dell’Università dì Ferrara. «Succede soprattutto quando le esperienze negative immagazzinate nella memoria non sono state adeguatamente “metabolizzate”. Pensiamo a una donna convinta di non essere bella e che dì fronte a un complimento si ritrae, non ci crede, ha paura che la stiano prendendo in giro. Oppure, pensiamo a una persona magra che sì sente grassa e si comporta di conseguenza. Purtroppo accade,molto spesso, che proprio la forza dì queste convinzioni riesca a “procurare” le situazioni temute. E’come se queste persone andassero in giro con un grosso cartello, dove la loro convinzione è scritta a lettere cubitali.
Immaginiamo per esempio il comportamento della ragazza che non ha superato una delusione amorosa e sostiene che “gli uomini sono tutti traditori”: anche se un uomo leale si avvicina… legge il cartello, non· si identifica e si ritira lasciando il posto, invece, a coloro che in quel comportamento si riconoscono. I “traditori”, appunto. E, alla fine, le convinzioni dì partenza ne escono rafforzate. Così, paradossalmente,queste persone, dopo avere in qualche modo “determinato” un comportamento negativo, si sentono autorizzate a ripetere, commiserandosi: “Visto che avevo ragione?”».

“Uno zaino pieno di sassi”.
In questi casi, un forte lavoro sull’autostima può interrompere un circolo vizioso altrimenti senza vie d’uscita. Già molti anni fa, lo psicologo americano Albert Bandura, elaborando il suo concetto di «autoefficacìa», aveva sottolineato come «dì fronte alle difficoltà, le persone che posseggono dubbi riguardo alle proprie capacità diminuiscono i loro sforzi e abbandonano l’attività, mentre coloro che dispongono dì un maggior senso dì “efficacia personale” esercitano uno sforzo maggiore al fine di riuscire nel loro scopo».
«Noi procediamo spesso per ipergeneralizzazioni: “Non ci sono riuscito, quindi non ci riprovo più”» , continua la dottoressa Malucelli. «Invece si può anche dire:”Non ci sono riuscito, ma ci riprovo lo stesso». Essere sani significa trasformare gli input, tenendo conto si del passato, ma rielaborandolo. In caso contrario i comportamenti si sedimentano in maniera nevrotica, diventando ossessioni, e cadendo inevitabilmente nella patologia. Bisogna procedere con l’atteggiamento cosiddetto del “mini scienziato”: valutare attentamente le situazioni e verificarle di volta in volta. Senza mai dare nulla per scontato.
Naturalmente non sempre basta un semplice atteggiamento di “vigilanza”. Quando le spie del malessere diventano troppo persistenti è opportuno affidarsi a una terapia, perché queste persone vivono molto male». «E’ come se questi soggetti corressero appesantiti da uno zaino pieno di sassi», conclude Leonardo Milani. «Ed è solo svuotando questo zaino, carico di rancori di rabbia, di “cattive memorie”, che ci si può proiettare verso il futuro».

TEST:MISURA IL TUO RAPPORTO CON IL PASSATO
Quanto ti condiziona il passato ? Prova a «misurarlo» con il test che Maria Malucelli ha elaborato.

1) E’ tempo di uscire dalla vostra famiglia di origina. Ve lo consente l’età, un buon lavoro, un partner con cui siete in armonia. Per comperare o affittare la vostra prima casa vi comportate:

  1. Come se tutta la vostra famiglia dovesse cambiare abitazione, nel senso che per voi il parere e la compagnia del padre, della madre e, se ci sono, dei fratelli e determinante nella vostra scelta
  2. In modo da coinvolgere direttamente i vostri genitori, il vostro amico/a del cuore e lui o lei
  3. Come se foste in procinto di realizzare una ricerca e così, prima di ogni altra cosa, vi documentate sulla zona, sui prezzi e sulle vostre preferenze. Poi dopo averne valutate alcune, coinvolgete anche lui o lei o un vostro famigliare il cui parere sarà prezioso come termine di paragone per le vostre considerazioni finali.

2) E’ da molte settimane che un vostro caro amico/a non si fa sentire. Ve ne accorgete all’improvviso, magari sfogliando la rubrica telefonica e pensate:

  1. Che non è la prima volta che si comporta così. Che già in passato vi aveva trascurato lasciando sempre a voi l’iniziativa di chiamarlo/a e che quindi non merita la vostra attenzione
  2. Che il vostro amico/a ha sempre avuto questo problema con la comunicazione telefonica anche se, quando siete voi a chiamarlo/a, mostra talmente tanta gioia da compensarvi dello sforzo.
  3. Che può accadere di pensare ad un amico/a di sentirla vicina senza avere l’occasione di fare il suo numero. E che, siccome è un vostro desiderio e un un piacere chiamarlo/a, non esitate a mettervi in contatto con lui o lei.

3) Bisogna realizzare il fatidico cambio di stagione. Ogni anno vi imbattete sempre nei stessi abiti che non indossate più, e vi comportate:

  1. Con la solita indecisione di quello che non riesce a disfarsi di niente, che conserva tutto, e che pur essendo ossessionato dalla mancanza di spazio, tiene per se cose di 5-10 o addirittura, di 20 anni prima.
  2. Con il solito rituale annuale del misura e rimisura e del «può darsi che questo vestito mi stia ancora bene». Alla fine di un pomeriggio estenuante riuscite però a eliminare quello che non vi piace.
  3. Eliminando tutto ciò che per voi non è più proponibile e conservando magari uno o due indumenti a cui siete affezionato per motivi particolari.

4) Trascorri un periodo da solo nella tua città e in casa, dalla quale ti capita di uscire soprattutto per andare al lavoro. Allora:

  1. Organizzi il tuo tempo libero riguardando foto, album di famiglia oppure risistemando oggetti appartenenti alla tua infanzia o ad altri periodi della tua vita: con il risultato inevitabile di essere il più delle volte sopraffatto dalla nostalgia o dal rimpianto.
  2. Memore dei consigli della nonna o della vecchia zia, consideri prevalentemente gli ostacoli del mondo esterno e usi soprattutto la tua casa come tana dove ti rifugi e soddisfi i tuoi interessi.
  3. Pensi che il mondo esterno e la tua vita privata abbiano il diritto di incontrarsi e conoscersi. Quindi dopo il lavoro e dopo aver valuto i livelli di stanchezza, decidi se uscire o restare in casa

5) Ti capita un’occasione da lungo tempo desiderata: un viaggio premio – da estendere anche ad un’altra persona – all’estero e nella località che tu vuoi, raggiungibile ovviamente solo in aereo, un mezzo di trasporto ce molto tempo prima ti ha procurato un vero choc. Allora decidi:

  1. Che quell’esperienza di terrore in volo non è superabile. Anche se è una storia vissuta tanto tempo fa e dalla quale sei uscito bene. E cosi rinunci al viaggio premio.
  2. Che la paura in realtà non è mai passata perché si riaffaccia in ogni occasione in grado di ricordarla, ma che almeno un tentativo – magari con una persona di fiducia disposta a venire con te – puoi permetterti di farlo.
  3. Che il passato è immutabile e che il presente se non lo si vivebene diventa immediatamente negativo per il nostro futuro. Perciò sei felicissimo dell’occasione ricevuta e non hai la minima perplessità e viverla al meglio.

PROFILI:
IL VOSTRO SENSO DEL FUTURO
Ogni risposta del test e segnata da una lettera (a,b,c).
Verificate, dunque, quale è la maggioranza delle lettere uguali che avete totalizzato nel rispondere a una delle tre ipotesi prospettate. E così scoprirete che:

a – Se le vostre risposte sono di tipo 1)
per voi il rapporto con il passato è sommariamente ossessivo, non volendovene mai separare, rischiate di alterare il presente e non progredire verso il futuro
Consiglio: ricordate che il passato è intrasformabile e che solo godendo del presente possiamo sperare nella costruzione del futuro che ci soddisfi.

b – Se le vostre risposte sono di tipo 2)
per voi il rapporto con il passato oscilla tra il desiderio di liberazione e il sentirvi costretti a prenderlo troppo in considerazione.
Consiglio: meglio un senso di liberazione condito con un leggero senso di colpa che una dipendenza psicogena.

c – Se le vostre risposte sono di tipo 3)
complimenti perché per voi – a livello psicologico – passato, presente e futuro sono perfettamente in armonia.
Consiglio: continuate a far scelte guardando avanti.

d – Se le vostre risposte sono di tipo 1 – 2 – 3)
il vostro rapporto con il passato risente troppo delle pressioni esterne e del vostro umore.
Consiglio: in ogni situazione cercate di trovare la vostra via o soluzione. Bando alle imitazioni.

di Andrea Di Quarto