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All’università come al liceo, loro decidono della nostra vita.
Come sopravvivere allo “strapotere” dei prof ?
Studiando, è la risposta più ovvia e banale. Ma si può fare anche di più. Farseli amici, per esempio. Qui le strategie psicologiche per riuscire e per migliorare il proprio curriculum di studi.
Il primo step ?  Conoscerli. E non è difficile. Avete mai pensato che ad ogni professione corrisponde spesso un identikit psicologico?

L’attore, per esempio, è un narcisista e il medico ha frequentemente l’attitudine del salvatore. E il nostro prof ? Partiamo dalla tipologia più evoluta: il docente affettivo. Tende a calmare e stimolare gli altri, avvicinandosi a loro con un fair play dolcemente terapeutico. Sa sostenerli emotivamente con gratificazioni ben dosate: “Sei brava, ce la stai facendo”. «Punta all’equilibrio e per questa ragione apprezza le argomentazioni degli studenti.Quando parlano cerca di non interromperli con osservazioni dettate dall’impulso, ma accompagna i loro passaggi chiave. Insomma, quelli bravi sanno ascoltare», dice Leonardo Milani, docente di psicologia del benessere nell’Università di Ferrara. «In genere chi sceglie questo lavoro ha rinunciato alle proprie tendenze aggressive e prevaricatrici. Preferisce piuttosto la generosità. È disponibile a gratifìcarsi attraverso il successo degli allievi».
Ma esiste anche un tipo meno evoluto. È il classico Pigmalione che tende a “innamorarsi” delle proprie “creazioni umane”. Conseguenza ? È portato a proteggere esclusivamente i suoi allievi cloni. Tradotto: quelli che condividono i suoi gusti e le sue curiosità.
Come possiamo interagire con lui ? Ci sono regole generali che funzionano con ogni tipo di personalità (introversa, estroversa… ) e altre esclusivamente mirate alle caratteristiche di chi abbiamo di fronte. Eccone 6.

1. Se è un grande attore
Fargli almeno una domanda su un dettaglio della sua lezione è una tecnica perfetta sedurre il prof “narcisista”.
Quello che ha bisogno di un “uditorio” interessato ad approfondire le sue elaborazioni. «In genere non è difficile riconoscere questa tipologia di insegnante: passeggia avanti e indietro per l’aula, non guarda gli studenti, ma preferisce orientare i suoi occhi verso l’alto o il basso, ha le mani dietro la schiena nella posizione che noi psicologi definiamo di “docenza spinta”», chiarisce Milani.
Attenzione: il prof narcisista non è particolarmente interessato all’ascolto. Ha invece un solo obiettivo: evidenziare e dimostrare il suo sapere.

2. Colpiscilo con gli appunti
Organizzare gli appunti in maniera intelligente e originale. E far si che lui li veda. Un modo efficace è quello a mappa: mettere in evidenza le parole chiave della sua spiegazione. Cosi agevoliamo la cosiddetta “visione globale” dell’argomento.
Possiamo fare poi aggiunte senza che la struttura si alteri: quelle essenziali saranno più vicine al centro del foglio, quelle meno rilevanti più vicine ai margini.
Risultato? Guadagniamo l’interesse del prof che a colpo d’occhio può immediatamente riconoscere la nostra capacità di cogliere il legame tra i suoi concetti base. È una “furbata” che gratifica soprattutto il prof stile “movimentista”, simpatico e quasi mai seduto in cattedra. Per capirci, quello che dì solito non usa il libro di testo, ma si fida molto delle sue rielaborazioni mentali.

3. Se lui è uno classico. ssst!
Do not disturb. O meglio, silenzio, rispettiamo il luogo sacro, del suo sapere. ovviamente! Attenzione ai decibel, quelli più fastidiosi, soprattutto: ticchettio della penna (o dei tacchi), tamburellare delle dita sui banchi … Questa consegna a tacere funziona, in genere, con il prof “senior” dalla postura impettita, tipo capo di stato in viaggio.

4. In aula con gli occhiali da sole ? Mai!!!
Mantenere sempre un discreto livello di ascolto. Come dimostrarlo ?
Primo: con gli occhi. Sempre rigorosamente puntati su chi tiene la lezione. Assolutamente vietati gli occhiali da sole.
Secondo: attenzione ai movimenti con la testa, che devono0 essere sotto il segno del sì. Mai tentennanti o dubbiosi, senza per questo essere ossequiosi. È un tipo di comportamento che dà risultati. Ma è particolarmente efficace con il prof “protagonista”. Per intenderci, il tipo che sorride solo se gli alunni lo ascoltano interessati. «Con lui suggerisco di stare seduti con la schiena dritta, leggermente rivolta in avanti. La ragione ? Si sente più al centro dell’attenzione”, spiega Leonardo Milani.

5. Ci terrà che io sappia tutte le date ?
Ottenere un “credito formativo” Nel linguaggio burocratico della scuola significa studiare tutto, date comprese. Anche con il professore “democratico”, all’apparenza molto disponibile alle ragioni degli altri. Quello che all’inizio dell’anno ci fa sempre sapere che non è interessato al nozionismo. Ebbene, è proprio lui il più esigente: probabilmente ti chiederà anche le date ma soprattutto apprezzerà la tua capacità di interpretare criticamente quello che stai studiando.

6. E in fatto di giustificazioni ?
Assumersi le proprie responsabilità. Ma solo con il prof “equilibrato” che sostiene la nostra autonomia e la nostra facoltà di giudizio. E ci stima, al di là delle possibili vittorie e sconfitte. Non solo. È refrattario alle spiate e alle giustificazioni finte. Esempio: “Non ce l’ho fatta proprio a studiare perché mia nonna è stata male”. Lui accetta la verità senza vendicarsi. E con gli altri? La nonna che sta male va benissimo.

di Maria Angela Masino